L'AMORE CON PIÙ
PARTNER
Carlo Consiglio, L'amore con più partner, con prefazione di Luigi De Marchi, seconda edizione, editore Pioda, Roma, 138 pp., € 15,00.
Si può acquistare presso l'autore: Carlo Consiglio, tel. 06/64690478, consiglio.carlo@tiscali.it, versando euro 17,00 (comprese spese di spedizione) sul ccp 75835579 intestato a Carlo Consiglio, Via Angelo Bassini 6, 00149 Roma, o sulla carta postepay 4023600460812391 intestata a Carlo Consiglio, ed inviando poi la ricevuta al fax 06/55261729, indicando naturalmente il proprio indirizzo postale.
AUTORECENSIONE
La nostra società è largamente basata sulla famiglia che è, almeno apparentemente, una struttura monogamica. Ma vi sono molte eccezioni, tanto da domandarsi quanto la pretesa monogamia umana sia naturale e quanto sia invece una moda culturale. L'autore ha voluto esplorare le alternative alla monogamia, sia consultando la letteratura che riguarda varie popolazioni umane, sia, essendo uno zoologo, dando un'occhiata al mondo animale. In quest'ultimo vi sono varie soluzioni, tra le quali la monogamia è piuttosto rara. Poiché tutti o quasi i caratteri degli animali sono adattamenti all'ambiente, l'A. ha esaminato vari caratteri morfologici, fisiologici, etologici, psicologici e genetici della specie umana, confrontandoli con quelli dei nostri più vicini parenti (le scimmie antropomorfe). La conclusione è stata che molti caratteri quali il dimorfismo sessuale, la grandezza dei testicoli, la presenza di uno scroto bene sviluppato, la grandezza del pene (maggiore che in tutti gli altri Primati), la particolare forma del pene (dilatato all'apice anziché appuntito), il polimorfismo degli spermatozoi (tra i quali alcuni hanno funzione di uccidere o di bloccare spermatozoi di altri maschi), i seni penduli, il volume e demsità dell’ejaculato, la velocità e forza degli spermatozoi, l'ovulazione nascosta nella donna (caso rarissimo tra i mammiferi), l’orgasmo femminile (attraverso cui la donna può regolare il numero di spermatozoi trattenuti), il tappo vaginale, la preeclampsia (patologia che consente l’interruzione della gravidanza), la percezione della somiglianza, la posizione del missionario, le spinte pelviche, la sorveglianza, la masturbazione, lo stupro, la velocità di evoluzione ed il gene dell’infedeltà costituiscono adattamenti alla poligamia e specialmente alla poliandria (rapporto di una femmina con più maschi). Si conclude che gli antenati dell'uomo hanno praticato rapporti con più partner per milioni di anni, fino alla recente invenzione dell'agricoltura; probabilmente la scoperta del nesso tra inseminazione e gravidanza ha indotto i maschi ad impedire alle femmine l'accesso a più partner (ma non sempre con successo!). Il libro è completato da un elenco delle persone famose che hanno praticato l'amore con più partner e da una ricca bibliografia.
Chi
l’ha detto che la monogamia sia la realtà più naturale per le relazioni d’amore
tra gli esseri umani? E se fosse solamente un fattore culturale a imporla alla
maggioranza delle persone? Dubbi che forse un po’ tutti hanno avuto nella
propria vita, magari anche solo una volta. Sicuramente il tema è complesso e non
si risolve in poche parole, perché mette in gioco diversi elementi, legati alla
biologia, all’antropologia, alla dimensione sociale, ai condizionamenti che
derivano dall’educazione e dalla cultura.
Ci prova Carlo Consiglio, biologo, con l’ebook L’amore con più partner, un centinaio di pagine in cui, attraverso analisi culturali e… anatomiche, ci spiega come la poligamia - nelle sue varie declinazioni possibili - sia in realtà la condizione più naturale per le relazioni umane. Lo fa con dovizia di analisi e paragoni sia antropologici sia con altre specie animali e supportato da un’estesa bibliografia sul tema, sottolineando l’importanza della relazione affettiva e duratura rispetto all’incontro sessuale occasionale.
Non manca una lista di personaggi famosi che si sono dedicati all’amore più o meno libero dalle costrizioni della monogamia: Jean-Paul Sartre, Jean-Jacques Rousseau, Franklin Delano Roosevelt, Ezra Pound, Pablo Picasso, per fare solo qualche nome.
AGGIORNAMENTO DELLA PRIMA EDIZIONE
Coloro che già possiedono la prima edizione possono leggere qui le principali modifiche che compaiono nella seconda edizione del mio libro "L'amore con più partner":
Capitolo "DIFFUSIONE DELLA POLIGAMIA NELLE SOCIETÀ PRIMITIVE" (ora: "STRATEGIE RIPRODUTTIVE NEGLI ANTENATI DELL'UOMO E NELLE SOCIETÀ PRIMITIVE"): aggiungere:
... queste affermazioni sono contraddette dallo studio della diffusione dei
geni nel DNA delle varie popolazioni umane, tutte discendenti da antenati
africani. Costruendo un albero genealogico si ottengono date diverse se si
studia il DNA mitocondriale, che si trasmette solo dalle femmine ai discendenti
di ambedue i sessi, o il cromosoma Y, che si trasmette solo dai maschi ai loro
figli maschi. La cosiddetta “Eva Africana”, la donna che aveva tutti i
mitocondri oggi esistenti, visse 190.000 anni fa, e cioè 50.000 anni prima dell’
“Adamo Africano”, l'uomo che aveva il cromosoma Y da cui discendono tutti i
cromosomi Y oggi esistenti al mondo. Questa differenza si spiega con il fatto
che l’antenato comune è tanto più giovane quanto maggiore è il numero dei figli.
Ma se i maschi avevano più figli delle femmine, è segno che la strategia
riproduttiva più diffusa in Homo sapiens negli ultimi 200.000 anni era la
poliginia, e non certo la monogamia! (Cavalli-Sforza & Cavalli-Sforza 2008).
Capitolo "ADATTAMENTI FISIOLOGICI ALLA POLIGAMIA":
Volume e
densità dell'ejaculato - aggiungere:
Il numero di spermatozoi per ejaculazione
all'interno della coppia aumenta con il diminuire del tempo passato con il
partner e quindi con l'aumentare del rischio di competizione spermatica, a
parità di tempo trascorso dall'ultima copula all'interno della coppia. Inoltre
il numero di spermatozoi per ejaculazione aumenta con il tempo trascorso
dall'ultima copula all'interno della coppia fino ad almeno 8 giorni, e quindi il
maschio non esaurisce ogni volta le sue riserve, ma introduce ad ogni copula il
numero di spermatozoi necessario per rimpiazzare le perdite in modo da mantenere
nella femmina una popolazione di spermatozoi ottimale che minimizzi il rischio
di competizione spermatica. Inoltre, a parità di intervallo tra due copule, il
numero di spermatozoi diminuisce all'aumentare del tempo trascorso assieme dalla
coppia (Baker & Bellis 1993a). Sembra quindi che il maschio faccia un uso
"prudente" degli spermatozoi di cui dispone, rilasciandone più o meno secondo la
probabilità che la femmina sia inseminata da un altro maschio (Shackelford et
al. 2005). Ciò costituisce un ulteriore adattamento alla poliandria, ma
anche alla poliginia, perché in questo modo il maschio "risparmia" spermatozoi
che può utilizzare con altre femmine.
Velocità e
forza degli spermatozoi
Nascimento et al. (2008) hanno misurato la velocità di nuoto e
la forza degli spermatozoi di quattro specie di Primati: macaco reso, gorilla,
uomo e scimpanzé. Si tratta di caratteri chiaramente legati alla competizione
spermatica, poiché il maschio che abbia spermatozoi più veloci avrà sicuramente
maggiore probabilità di fecondare una femmina in un regime di poliandria. La
velocità, misurata in micron al secondo, è risultata in media di 85 nello
scimpanzé, 76 nel macaco, 55 nell'uomo e 25 nel gorilla. La forza, misurata in
newton, è risultata in media di 35 nello scimpanzé. 25 nel macaco, 3 nell'uomo e
2 nel gorilla. La specie umana si pone quindi in una posizione intermedia tra lo
scimpanzé ed il macaco (a femmine poliandriche) ed il gorilla (a femmine
monandriche), e mostra quindi un parziale adattamento alla poliandria, inferiore
tuttavia a quello dello scimpanzé.
Orgasmo femminile - modificare come segue:
Secondo Morris l’orgasmo femminile, non essendo necessario alla procreazione, deve avere qualche altra funzione, e precisamente rendere la vita familiare più gratificante e rinsaldare i legami monogamici: ciò sarebbe necessario per assicurare le cure parentali ai piccoli, che nella nostra specie hanno un lungo periodo di dipendenza dai genitori. Per questo motivo l’orgasmo femminile sarebbe difficile da raggiungere e richiederebbe un partner stabile che, grazie all’esperienza, sappia come portare al culmine una determinata donna.
Secondo altri l’orgasmo femminile avrebbe la funzione di far rimanere per un certo tempo la donna, esausta, in posizione orizzontale dopo il coito, evitando così la perdita per gravità del liquido seminale, che avverrebbe invece se la donna si alzasse subito in piedi, a causa della stazione eretta; il problema non si pone invece negli altri Primati, che camminano a quattro zampe (Margolis 2003). Questa teoria è poco credibile perché il tappo vaginale (di cui diremo tra poco) mantiene gli spermatozoi nella vagina per circa 15-30 minuti, tempo più che sufficiente perché alcuni di essi raggiungano l’utero. Inoltre i dati di Baker & Bellis (1993b) sui tempi tra ejaculazione e riflusso, numero di spermatozoi trattenuti e presenza o assenza di orgasmo femminile non confermano questa teoria.
Secondo Lloyd (2005) l'orgasmo femminile non è un adattamento, ma è semplicemente un sottoprodotto dell'evoluzione, come i capezzoli maschili. Questa teoria è però gravemente criticata da Barash (2005). Sembra infatti poco credibile che una manifestazione così spettacolare come quella di una donna con orgasmi multipli possa essere un semplice sottoprodotto dell'evoluzione (Alexander 2007).
L'orgasmo femminile causa contrazioni della vagina e dell'utero e genera una differenza di pressione tra la prima ed il secondo, così che è probabile che esso abbia la funzione di succhiare il liquido seminale nell'utero e costituisca quindi un meccanismo che controlla la fecondazione (Smith 1984).
Baker & Bellis (1993b) hanno fatto osservazioni su numerose coppie eterosessuali calcolando la quantità di spermatozoi e misurandone il numero nel riflusso (vedi paragrafo successivo) e calcolando per differenza il numero di spermatozoi trattenuti dalle femmine. Ne è risultato che, come i maschi possono regolare la quantità di spermatozoi inseriti nelle femmine, così queste possono regolare la quantità di spermatozoi trattenuti. Nel 12% delle copule l’ejezione degli spermatozoi era quasi totale, e quindi la ritenzione praticamente nulla. Il numero di spermatozoi trattenuti era modesto in caso di gravidanza e quando l’orgasmo femminile precedeva l’ejaculazione di più di un minuto. Il numero di spermatozoi trattenuti era invece elevato qualora l’orgasmo femminile avvenisse al momento dell’ejaculazione o successivamente a questa. Il numero di spermatozoi trattenuti era tanto più elevato quanto più tempo era trascorso dalla copula precedente, a condizione che non vi fosse stato un orgasmo intercopulatorio (spontaneo o masturbatorio). Se invece si verificava un orgasmo intercopulatorio, allora il numero di spermatozoi trattenuti dipendeva dal tempo trascorso tra la copula precedente e l’orgasmo intercopulatorio. Inoltre il numero di spermatozoi trattenuti era maggiore quando la donna si accoppiava con un maschio al di fuori della coppia, mentre era minore se si accoppiava con il suo partner ordinario.
Gli orgasmi intercopulatori dovrebbero funzionare similmente a quelli in occasione delle copule, ma nel primo caso le contrazioni dell’utero causeranno un’aspirazione di una miscela di muco cervicale e secrezione vaginale, anziché di muco cervicale e liquido seminale con spermatozoi. Ciò causa un’acidificazione della vagina. Gli spermatozoi sono mobili in modo ottimale ad un pH leggermente alcalino. Già a pH 7 gli spermatozoi hanno scarsa capacità di penetrare nel muco cervicale, ed a pH 6,5 si immobilizzano. Ora l’ambiente vaginale è acido, con pH da 5,8 a 3,5; quindi gli orgasmi intercopulatori impediscono il passaggio di spermatozoi già presenti nella cervice e riducono il numero di spermatozoi che potranno essere trattenuti al prossimo orgasmo copulatorio. Quindi alte incidenze di orgasmi non copulatori, copule senza orgasmo e orgasmi copulatori prima che il maschio ejaculi, lungi dal favorire la ritenzione di spermatozoi, la riducono alla prossima copula.
Ne risulta che la donna, lungi dall’essere un soggetto passivo, regola proprio con il meccanismo dell’orgasmo femminile la quantità di spermatozoi influendo anche sulla probabilità di fecondazione nelle diverse copule, certamente in modo inconscio. In una situazione di monandria la donna riduce il numero di spermatozoi trattenuti, grazie ad orgasmi criptici intercopulatori, il che è vantaggioso perché un eccessivo numero di spermatozoi potrebbe causare polispermia (penetrazione di due spermatozoi nello stesso uovo), che non è vitale. Il numero di spermatozoi trattenuto è invece massimo in caso di copula con un maschio estraneo alla coppia, ed anche questo è vantaggioso per la femmina che così ottiene la massima variabilità genetica nella sua discendenza. Tutto ciò costituisce un chiarissimo adattamento alla poliandria o alla monandria superficiale.
Secondo Thornhill et al. (1995) la selezione dovrebbe aver favorito adattamenti femminili, come l’orgasmo, capaci di modificare la competizione spermatica in favore di maschi che possiedono indicatori di “fitness” ereditabile. Vi sono prove in varie specie, inclusa quella umana, che una bassa asimmetria fluttuante sia un indicatore di buona qualità genetica. Essi hanno pertanto misurato in 86 coppie di adulti eterosessuali sette caratteri bilaterali e precisamente: larghezza del piede; larghezza della caviglia; larghezza della mano; larghezza del polso; larghezza del gomito; lunghezza e larghezza dell’orecchio. È risultato che le donne i cui partner avevano bassa asimmetria fluttuante avevano un numero significativamente maggiore di orgasmi femminili delle donne i cui partner avevano alta asimmetria fluttuante. Questi risultati confermano che l’orgasmo femminile si è evoluto come un mezzo mediante il quale le donne sono in grado di modificare il risultato della competizione spermatica in una situazione di monandria superficiale.
Tappi vaginali - aggiungere quanto segue:
Dorus et al. (2004) hanno costruito un albero filogenetico usando la regione codificante del SEMG2, un gene che codifica la semenogelina II in varie specie di Primati, dal codone iniziale presente in tutti i Primati al codone terminale presente solo nello scimpanzé ed anteriore ai codoni terminali degli altri Primati, concludendo che vi è stata una correlazione positiva tra la velocità di evoluzione di questo gene ed il comportamento riproduttivo, con una maggiore velocità di evoluzione nelle specie poliandriche, con l'uomo mostrante valori simili a quelli dell'orango (monandrico superficiale) e dei gibboni (monandrici). Questo particolare aspetto, a differenza degli altri indagati, non sembra deporre a favore di un adattamento della specie umana alla poliandria.
Preeclampsia
La preeclampsia è una patologia della gravidanza caratterizzata da edema, proteinuria ed ipertensione. Essa è una delle principali cause della mortalità infantile prenatale ed è, per quanto è noto, esclusiva della specie umana. Infatti, mentre in tutti i Mammiferi l’impianto dell’embrione avviene poco dopo il concepimento, l’uomo è l’unica specie in cui sia noto che una seconda fase di impianto avviene alla fine del primo trimestre, e porta ad una modificazione delle arterie spirali uterine che consente un aumentato flusso di sangue alla placenta. Si ritiene che la preeclampsia sia il risultato del mancato raggiungimento o completamento di questa seconda fase. Secondo Davis & Gallup (2006) le gravidanze ed i bambini che derivano da seme non familiare hanno scarsa probabilità di ricevere un aiuto paterno, ed infatti una ricerca nello stato della Georgia ha mostrato che i bambini il nome del cui padre non è riportato sui documenti hanno una probabilità di morire nel primo anno di vita 2,3 volte di quelli il nome del cui padre è riportato. Tra le donne non sposate, è stato trovato che quelle che non convivono con il padre del bambino hanno maggiori probabilità di dare alla luce bambini con basso peso alla nascita. Secondo Davis & Gallup (2006) vi è un meccanismo materno che permette di distinguere tra seme familiare e non familiare, e la preeclampsia sarebbe un meccanismo che si è evoluto per interrompere gravidanze derivanti da seme non familiare. Essi citano numerose ricerche da cui risulta che l’esposizione a seme non familiare, come nei casi di contraccezione meccanica, fecondazione artificiale, gravidanze gemellari con padri diversi e breve periodo di coabitazione prima della gravidanza, aumenta il rischio di preeclampsia. Ad esempio, in un gruppo di 1552 gravidanze dovute a fecondazione artificiale con donatore esterno in Australia vi fu maggiore probabilità di preeclampsia che in un gruppo di 7717 gravidanze con concepimento normale. La preeclampsia era anche più frequente in caso di fecondazione artificiale con donatore esterno che in caso di fecondazione artificiale con il seme del partner. Il rischio di preeclampsia è doppio nelle donne singole che usano contraccezione meccanica rispetto a quelle che non la usano. Anche il sesso orale prima della gravidanza causava un minor rischio di preeclampsia, e solo il 17% delle donne con preeclampsia riferirono di aver ingerito il seme del partner, contro il 48% di quelle che non presentavano preeclampsia. In un gruppo di 5800 donne multipare, quelle che avevano cambiato partner ebbero un rischio di preeclampsia del 29% più elevato rispetto a quelle che non avevano cambiato partner (Davis & Gallup 2006). Un simile adattamento può essersi evoluto solo in una situazione di poliandria o di monandria superficiale.
Aborto spontaneo
Un altro meccanismo che può causare l’interruzione della gravidanza specialmente in casi in cui l’aiuto del padre è poco probabile è l’aborto spontaneo. In uno studio svolto in Italia tra il 1978 ed il 1985 risultò che le donne non sposate avevano un maggiore rischio di aborto spontaneo rispetto alle donne sposate (Davis & Gallup 2006). Un simile adattamento può essersi evoluto solo in una situazione di poliandria o di monandria superficiale.
Percezione della somiglianza del figlio al padre
I padri sono di solito interessati alla somiglianza dei figli a loro stessi perché la maggior parte di loro non intende investire (denaro o energie) nel mantenimento di bambini che non siano loro figli biologici (Burch et al. 2006). A tale scopo utilizzano sia la loro stessa percezione che l’opinione di altri. Ma prima dell’invenzione degli specchi l’opinione altrui (specchio sociale) doveva essere l’unico modo per valutare tale somiglianza. Ricerche mediante questionari mostrano che i maschi sono piuttosto diffidenti circa la somiglianza asserita da altri, mentre le femmine tendono a convincerli che la somiglianza esiste, il che è vantaggioso per le donne stesse perché in tal modo il maschio può essere indotto ad investire per il mantenimento dei bambini.
Mostrando ad alcuni uomini le foto di 10 bambini, di cui una modificata con parti della loro stessa immagine, e chiedendo loro quale avrebbero adottato, veniva scelta più spesso la foto modificata; se invece la domanda era quale dei bambini avrebbe dovuto essere punito, non veniva mai scelta la foto modificata (Platek et al. 2002).
Secondo Burch et al. (2006) quando si
mostrano ad un uomo foto di bambini modificate avviene un’attivazione,
rilevabile con risonanza magnetica, nel lobo frontale sinistro del suo cervello
(circonvoluzioni frontali sinistre superiore, media ed interna). Si tratta di un
meccanismo specifico che conferisce una maggiore capacità di scoprire la
paternità; infatti quando si mostrano tali foto ad una donna avviene
un’attivazione in una parte diversa del cervello, e precisamente nelle
circonvoluzioni frontali destre superiore ed interna. Anche Platek & Thomson
(2006) hanno trovato che, mostrando ad uomini foto di bambini, alcune delle
quali erano state combinate con foto del soggetto, si aveva un’attivazione nella
parte sinistra del cervello solo quando venivano loro mostrate le foto combinate
con foto del soggetto stesso. Mostrando invece a donne le foto di bambini, sia
intatte che combinate con foto del soggetto, si aveva un’attivazione nella parte
destra del cervello, sia nel caso di foto intatte che combinate con il soggetto.
Tale meccanismo può essersi evoluto solo in un contesto di poliandria o
monandria superficiale.
Capitolo "ADATTAMENTI ETOLOGICI
ALLA POLIGAMIA":
Spinte pelviche
In uno studio su 600 studenti di college è stato dimostrato che, a seguito di periodi di separazione della coppia o di asserita infedeltà della donna, le spinte del pene erano più profonde e più vigorose. Ciò conferma che il pene dell’uomo, la cui particolare forma è stata discussa al capitolo 5, ha anche la funzione di espellere il seme di eventuali altri maschi (Gallup et al. 2003). Le spinte pelviche avrebbero anche la funzione di provocare contrazioni uterine che potrebbero impedire l’impianto di un eventuale embrione concepito in un coito con un maschio rivale (l’impianto avviene tipicamente entro 24 ore dal concepimento) (Gallup & Burch 2006). Tutto ciò conferma che sia la forma del pene che le spinte pelviche più forti in occasione di una vera o presunta infedeltà sono adattamenti alla poliandria od alla monandria superficiale.
Goetz & Shackelford (2006c) con un questionario distribuito a 305 uomini impegnati in una relazione sessuale con una donna hanno trovato una correlazione positiva del rischio di competizione spermatica sia con tattiche dirette a trattenere la partner (vedi alla fine di questo capitolo) che con comportamenti di spostamento del seme, come pure di queste due tattiche tra loro.
Sorveglianza
e accoppiamenti frequenti
Nelle
specie animali con monandria superficiale (pagina 9) si sono evolute, nei maschi
membri di coppie, tattiche tendenti ad impedire l'accoppiamento della femmina
con maschi estranei, e così salvaguardare la trasmissione dei propri geni.
Queste tattiche includono la sorveglianza e frequenti accoppiamenti intra-coppia.
In alcune specie di uccelli questi due comportamenti sono concorrenti, in altre
specie di uccelli sono compensatori. Shackelford et al. (2006) hanno
condotto due inchieste su un campione di 305 maschi umani, tutti impegnati in
una relazione sessuale con una donna, e su un campione di 367 donne impegnate in
una relazione sessuale con un uomo. I risultati hanno mostrato una correlazione
positiva e statisticamente significativa tra le due tattiche, dimostrando che
esse sono concorrenti e non compensative, e cioè che i maschi che si dedicano di
più alla sorveglianza si dedicano di più anche agli accoppiamenti intra-coppia.
Ciò sembra indicare un adattamento della specie umana alla monandria
superficiale.
Masturbazione
Quando un maschio non ha un
coito con una femmina da più di 72 ore, è probabile che ricorra alla
masturbazione. Baker & Bellis (1993a) hanno osservato che in tal caso, nel
successivo coito all’interno della coppia, la femmina tratterrà un maggior
numero di spermatozoi. L’analisi dei riflussi mostra che gli spermatozoi rimossi
mediante masturbazione sono subottimali e che, se non vi fosse masturbazione,
essi sarebbero probabilmente comunque rimossi dalla femmina. Essi interpretano
tali dati nel senso che la funzione della masturbazione sia quella di rimuovere
spermatozoi vecchi e meno adatti alla fecondazione. Il vantaggio della
masturbazione sarebbe quindi quello di aumentare la “fitness” degli spermatozoi,
il che sembra particolarmente importante in una situazione di competizione
spermatica per poliandria. Sembra quindi che vi sia una complessa regolazione
della quantità di spermatozoi ammessi alla presenza dell’uovo, da parte
dell’uomo mediante l’inseminazione e la masturbazione e da parte della donna
mediante l’orgasmo. In assenza di competizione spermatica questa regolazione
viene fatta in modo da non eccedere un valore ottimale che garantisce un’assenza
di polispermia che renderebbe non vitale lo zigote. In presenza di competizione
spermatica, invece, la regolazione viene fatta ad un livello più alto.
Stupro
all'interno della coppia
Sullo stupro in genere vi sono due ipotesi, di
cui la prima sostiene che si tratti di un adattamento che aumenta il successo
riproduttivo aumentando il numero dei partner sessuali di un individuo, mentre
la seconda asserisce che si tratti di un sottoprodotto di altri adattamenti
psicologici maschili, specialmente quelli associati con varietà sessuale e
aggressione. Vi è però un tipo di stupro su cui si discute molto, ed è quello
che avviene all'interno di una coppia; infatti non si capisce quale sia il
vantaggio evolutivo di un simile comportamento, dato che il maschio in questo
caso ha già accesso sessuale alla sua partner e quindi tale comportamento non
causerà un incremento del numero dei suoi partner sessuali. Lo stupro
all'interno della coppia avviene anche in numerose specie animali non umane
monogamiche o monandriche superficiali. Esso avviene di solito dopo che la
femmina si è accoppiata con un maschio estraneo alla coppia, o dopo l'intrusione
di maschi estranei o dopo un'assenza della femmina. Il vantaggio per il maschio
è allora quello di rimpiazzare la riserva di propri spermatozoi nelle vie
genitali della femmina ed aumentare la probabilità di vittoria nella
competizione spermatica, vera o presunta che sia. Goetz & Shackelford (2006a, b)
hanno sottoposto un questionario a 246 uomini, ognuno dei quali impegnato in una
relazione sessuale con una donna da almeno un anno; 18 di essi ammisero di aver
stuprato la loro partner. Lo stupro avveniva di preferenza dopo un atto
d'infedeltà vero o presunto. Un altro questionario fu sottoposto ad un campione
di 276 donne, ognuna delle quali era impegnata in una relazione sessuale con un
uomo da almeno un anno; 25 di esse ammisero di essere state oggetto di uno
stupro da parte del loro partner; anche da questo campione risultò che lo stupro
avveniva di preferenza in occasione di un'infedeltà vera o presunta della donna.
Pertanto lo stupro all'interno della coppia va considerato come un adattamento
ad una strategia riproduttiva di monandria superficiale.
Uno studio simile condotto su 256 uomini e 290
donne ha permesso di concludere che la coercizione sessuale all'interno della
coppia da parte dell'uomo è in relazione sia alla sua dominazione e controllo
della partner, sia al rischio di infedeltà. Si tratta di due spiegazioni
complementari, valide a livelli diversi: la prima è una spiegazione "prossima"
valida a livello cosciente e meccanico, la seconda è una spiegazione "ultima" e
non cosciente valida a livello evolutivo (Goetz & Shackelford 2008).
Preferenze delle donne
Gangestad & Thornhill (1998) hanno arguito che, se le donne ancestrali ricorrevano all’accoppiamento con più partner per ottenere benefici genetici, dato che tale comportamento aveva il rischio di far loro perdere il partner principale, la selezione naturale deve aver favorito indicatori di tali benefici che fossero dipendenti dallo stato di fertilità, massimi al momento dell’ovulazione e minimi fuori del periodo fertile, in modo da minimizzare il rischio stesso. Ed infatti, Gangestad (2006) elenca almeno cinque indicatori di benefici genetici per i quali, secondo recenti ricerche, le donne mostrano maggiore preferenza a metà del ciclo: l’odore di uomini simmetrici (ad esempio per la lunghezza delle dita, le dimensioni dell’orecchio, la larghezza del polso), la faccia mascolina, l’attitudine a comportarsi in modo condiscendente verso competitori maschili, la voce mascolina (bassa) ed il talento (ad esempio creatività) come contrapposto alla ricchezza. Inoltre, durante il periodo fertile, le fantasie sessuali delle donne riguardano uomini diversi dal partner principale. Queste variazioni periodiche possono spiegarsi solo come adattamenti ad una strategia riproduttiva di monogamia superficiale.
Comportamenti diretti a trattenere la partner
I comportamenti dell’uomo diretti a trattenere la partner possono essere intersessuali, quando sono diretti alla partner stessa, o intrasessuali, quando sono diretti verso altri uomini con intenti dissuasori. Essi includono la sorveglianza diretta, la violenza verbale, la persuasione, segnali pubblici di possesso, e violenza fisica (Shackelford & Goetz 2006). Nella misura in cui tali comportamenti sono ereditari, si deve ritenere che essi si siano evoluti in un regime di monogamia superficiale.
Nuovo capitolo: "ADATTAMENTI PSICOLOGICI ALLA POLIGAMIA":
Shackelford et al. (2002) hanno
distribuito un questionario a 194 uomini con una relazione sessuale impegnata. È
risultato che coloro che avevano passato più tempo lontano dalla partner dopo
l’ultimo accoppiamento trovavano la partner più attraente di quelli che avevano
passato meno tempo lontano dalla partner. Invece, gli uomini che avevano avuto
un rapporto sessuale con la partner da più tempo non mostravano di considerare
la partner più attraente di quelli che avevano avuto un rapporto sessuale con la
partner da meno tempo. È probabile che si tratti di un meccanismo destinato a
risolvere il problema dell’infedeltà, e quindi un adattamento alla poliandria od
alla monandria superficiale.
Nuovo capitolo "ADATTAMENTI GENETICI ALLA
POLIGAMIA":
Velocità di evoluzione
Studiando i geni dei Primati che codificano le proteine implicate nella produzione degli spermatozoi, Wyckoff et al. (2000) hanno trovato che questi geni si sono evoluti nello scimpanzé, altamente promiscuo, ad una velocità molto maggiore che nel gorilla, che è monandrico, indicando che la competizione spermatica è stata un'importante pressione di selezione nell'evoluzione dei Primati e probabilmente anche dell'uomo.
Il gene
dell'infedeltà
Scienziati dell'Istituto Karolinska di
Stoccolma hanno scoperto un gene che favorisce l'infedeltà. Il gene in questione
agisce sulla vasopressina, un ormone di grande importanza nel processo di
attaccamento sentimentale e sessuale. Esaminando un campione di oltre duemila
persone, gli scienziati svedesi hanno verificato che gli uomini in possesso di
tale gene restano più spesso scapoli oppure hanno una maggiore probabilità di
avere relazioni extraconiugali, problemi matrimoniali e di divorziare, rispetto
agli uomini che non l'hanno. Le mogli di uomini in possesso di tale gene,
inoltre, sono mediamente meno soddisfatte del proprio matrimonio rispetto alle
mogli di uomini che non hanno il gene in questione. Infine, gli uomini omozigoti
per tale gene (ossia, che ne hanno due copie) hanno avuto due volte più crisi
matrimoniali nell'ultimo anno rispetto agli uomini senza il gene. La ricerca è
stata pubblicata dal prof. Hasse Walum sui Proceedings of the National Academy
of Sciences, ed è finita in prima pagina sul Daily Telegraph e sul Times di
Londra il 2 settembre 2008 col titolo "Il gene che rende più probabile il
divorzio" ("La Repubblica", 3 settembre 2008).
Appendice 1: Persone celebri che praticarono
l'amore con più partner: aggiungere:
· Il filosofo greco Epicuro viveva con una prostituta, Leonzia, che era la compagna di Metrodoro, il suo più intimo amico (Onfray 2000, p. 110).
· Bertrand Russell condivideva la moglie Dora con i bisessuali Barry Griffin e Paul Gillard, amanti anche fra loro (Odifreddi 2008).
Aggiornato al 18 aprile 2009.