CONTROINFORMAZIONE SULL'AIDS


Numerosi studiosi hanno espresso in libri e pubblicazioni opinioni sulla cosiddetta sindrome AIDS differenti da quelle più comunemente diffuse. In particolare viene messo in dubbio che l'AIDS sia causata dal virus HIV e che si trasmetta prevalentemente per via sessuale. Secondo tali Autori, la cosiddetta sindrome AIDS sarebbe principalmente legata allo stile di vita. Di questa corrente di pensiero fanno parte anche tre premi Nobel, e cioè Kary Mullis, Walter Gilbert e Manfred Eigen. In particolare viene osservato:

L'AIDS non è una malattia ma un gruppo di 29 malattie che alcuni scienziati hanno voluto unificare (Duesberg 1996; Maggiore 2000).

Il virus HIV non è mai stato identificato, e la sua esistenza non è mai stata provata; si deve quindi ritenere che in realtà il virus HIV non esista (Duesberg 1996; Baratta 2003).

Ammesso e non concesso che il virus HIV  esista, sarebbe comunque molto debole, e quindi non potrebbe causare l'AIDS (Baratta 2003).

Non è dimostrato che l'HIV produca l'AIDS (De Marchi & Franchi 1996; Duesberg 1996; Mullis 2000).

Se l’HIV fosse la causa dell’AIDS, non si potrebbero spiegare i numerosi casi di AIDS senza HIV (Duesberg 1996).

Le ricerche dei coniugi Krynen in Tanzania hanno mostrato che non esiste alcun rapporto tra la sieropositività ed il rischio di contrarre l’AIDS (De Marchi & Franchi 1996).

La teoria dell'HIV come agente dell'AIDS non soddisfa i tre postulati di Koch (reperibilità, isolabilità, riproducibilità) (Duesberg 1996; Baratta 2003; Anderlini-D’Onofrio 2004).

L'HIV è un retrovirus e i retrovirus sono innocui (Duesberg 1996; Maggiore 2000; Baratta 2003).

La diagnosi di AIDS si basa sulla sieropositività, cioè sul possedere gli anticorpi contro l'HIV, ma gli anticorpi in genere sono segno di guarigione e non di malattia (Duesberg 1996; Mullis 2000).

L'AIDS è legato allo stile di vita (Owen 1987; Baratta 2003; Anderlini-D’Onofrio 2004), quindi non è contagioso.

L’AIDS è collegato alla droga più che al virus HIV (Duesberg).

L’AIDS in Africa e ad Haiti è causato dalla povertà, infatti nella sola Africa sub-sahariana risiede oltre il 70% delle persone che presentano i sintomi dell'AIDS (Baratta 2003; Owen 1987).

Se l'AIDS si trasmettesse con il sesso, le prostitute dovrebbero essere le più colpite, mentre la diffusione dell’AIDS tra loro è molto ridotta (nel 1993 solo sei su 500.000: De Marchi & Franchi 1996; Duesberg 1996; Maggiore 2000).

Se l'AIDS si trasmettesse principalmente con il sesso eterosessuale, gli uomini e le donne dovrebbero essere ugualmente colpiti: invece, 9 su 10 malati di AIDS sono maschi (Duesberg 1996; Maggiore 2000).

In America ed in Europa i bambini nati da madri sieropositive possono sviluppare AIDS solo se le madri sono tossicodipendenti (Duesberg 1996; Maggiore 2000).

L’incubazione del virus HIV in certi casi sarebbe lunghissima, anche di 30-50 anni, una durata poco credibile (De Marchi & Franchi 1996; Maggiore 2000).

La definizione di AIDS differisce in Europa ed in Africa, quindi dire che l'AIDS in Africa è più diffusa non ha senso. In Africa basta una diarrea o una perdita di peso, sintomi molto comuni, per aver diagnosticato un AIDS, dato che l’esame di sieropositività non viene in genere praticato per mancanza di mezzi (De Marchi & Franchi 1996; Maggiore 2000). Ciò può probabilmente spiegare perché si dica che nell’area euroamericana l’AIDS colpisca prevalentemente i gruppi “a rischio” (tossicodipendenti, politrasfusi, omosessuali), e prevalentemente i maschi, mentre in Africa colpisca la popolazione in genere, senza differenze tra maschi e femmine (De Marchi & Franchi 1996; Maggiore 2000).

I farmaci impiegati contro l'AIDS sono tossici ed inutili o causano essi stessi la malattia, infatti la terapia precoce con AZT non rallenta il  progredire della malattia, anzi accelera la morte del paziente; l'AZT distrugge tutte le cellule, sia malate che sane, i globuli rossi, il midollo osseo; è carcinogeno; l’interruzione del trattamento con AZT invece ha spesso portato ad un miglioramento del paziente. Inoltre la HAART (Highly Active Anti Retroviral Therapy) non riesce a distruggere l'HIV, ed anzi causa un "effetto immuno-soppressore diretto"; e questo fatto implica che la HAART stessa può causare l'AIDS (Duesberg 1996; Baratta 2003).

Kary Mullis, Premio Nobel per la chimica del 1993, inventore della PCR (Reazione polimerasica a catena), asserisce che non è dimostrato che l’HIV sia causa dell’AIDS (De Marchi & Franchi 1996).

Dai dati del Ministero della salute italiano e dell'Istituto superiore di sanità emerge uno iato tra l'infezione causata dal retrovirus e la sindrome definita come AIDS; infatti, nelle statistiche registrate dal Ministero della salute, si evidenzia che può essere diagnosticata la sindrome di AIDS in assenza di segni d'infezione da parte del virus: ma se una malattia può esistere in assenza di un determinato agente, è messo in dubbio che tale agente ne sia la causa (Ruggiero et al. 2009).

Dai dati dell'Istituto superiore di sanità emerge che oltre un quarto dei casi di AIDS neonatale non è imputabile a trasmissione verticale, cioè da madre a figlio, escludendo quindi la trasmissione del virus come agente causale (Ruggiero et al. 2009).

 

BIBLIOGRAFIA:

  • Anderlini-D’Onofrio S. 2004. Of the virus party: ecofeminist perspectives on dissent in AIDS science. Nebula 1 (1): 1-25.

  • Baratta G. B. 2003. Multieziologia dell’AIDS ed irrilevanza dell’HIV. Comunicazione all’Accademia Nazionale dei Lincei, 17--19 Settembre 2003, "Medicina e salute in Africa: una sfida globale". Riprodotto più sotto.

  • Duesberg P. H. 1996. Inventing the AIDS virus. Traduzione italiana: AIDS, il virus inventato, Baldini & Castoldi, Milano, 2004, 527 pp.

  • De Marchi L. & F. Franchi 1996. AIDS, la grande truffa. SEAM, Roma, 281 pp.

  • Lombardi R. 1998. L’immensa balla dell’AIDS. Macropost, Bellaria, 174 pp.

  • Maggiore C. 2000. AIDS: e se fosse tutto sbagliato? Macro, Diegaro (Cesena), 239 pp.

  • Mullis K. 2000. Dancing naked in the mind field. Traduzione italiana: Ballando nudi nel campo della mente, terza edizione, 223 pp.

  • Owen B. L. 1987. Rogers’ recovery from AIDS. Traduzione italiana: A.I.D.S.: Roger è guarito. Amrita, Torino, 232 pp., 1994.

  • Ruggiero M., M. Prayer Gellett, S. Pacini, T. Punzi, G. Marucci & M. Gulisano. Aids denialism at the ministry of health. Medical Hypothesis, 2009.

L’articolo "Of the virus party" della Prof. Serena Anderlini-D'Onofrio, professore ordinario di Humanities nell'Università di Portorico, si può consultare in inglese con Adobe PDF facendo clic QUI).

Vedere anche il film www.houseofnumbers.com

 

2 febbraio 2011

 

Di seguito riporto l'articolo di Giovanni Battista Baratta dal titolo "Multieziologia dell'AIDS ed irrilevanza dell'HIV". 

MULTIEZIOLOGIA DELL'AIDS ED IRRILEVANZA DELL'HIV

di Giovanni Battista Baratta


Accademia Nazionale dei Lincei, 17--19 Settembre 2003
"Medicina e salute in Africa: una sfida globale"

In questo Convegno vi sono stati diversi interventi che hanno evidenziato la stretta connessione che esiste fra sindrome AIDS e povertà, v. ad esempio gli interventi di M. Coluzzi, G. Mottini, D. Mworia, Padre A. Zanotelli. In particolare, Mottini ha fatto presente che la sindrome AIDS appartiene alla famiglia delle PRD (Poverty Related Diseases). Inoltre, sia molti ricercatori, v. Agnoletto (2000), Coluzzi (2003), sia la OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), hanno sottolineato che l'AIDS è soprattutto concentrata nei paesi poveri, al punto che nella sola Africa sub-sahariana risiede oltre il 70% delle persone che presentano i sintomi dell' AIDS. Tutto ciò è in accordo con quanto trovato da me già nel 1994, e cioè che la povertà è uno dei principali fattori che scatenano l'AIDS, v. Baratta (1995), Baratta (1998). Effettuando infatti delle ricerche multi-disciplinari, in accordo ai metodi seguiti dall’Accademia Nazionale dei Lincei, ho trovato che le cause dell'AIDS sono molteplici, e che invece il cosiddetto "virus HIV", ammesso e non concesso che esista, può essere soltanto un virus molto debole. In particolare, ho trovato che alcuni fattori potenti che causano l'AIDS sono: 1) alcune droghe; 2) la povertà; 3) i comportamenti a rischio e gli stili di vita sbagliati; 4) alcune medicine anti-HIV; 5) alcuni pesticidi ed alcuni inquinanti; 6) le radiazioni ionizzanti. Va notato che, a causa delle sue pesanti condizioni socio-economiche ed ambientali, l'Africa è particolarmente esposta ai fattori 2) e 5). Delle conferme alla validità di questi risultati possono essere trovate leggendo criticamente sia i trattati di Medicina sia i lavori recenti di alcuni ricercatori: v. ad esempio Roitt (1986), Bottaccioli (1998), Meek (1998), Agnoletto (2000), Tovo (2000), e Bobbio (2001). Per quanto riguarda in particolare le medicine utilizzate contro l'HIV, possiamo ricordare che già nel 1993, v. Concorde Group (1993), una ricerca condotta su ben 1749 pazienti ha dimostrato che la terapia precoce con AZT non rallenta il  progredire della malattia. Ed anche di recente, v. Tovo (2000), è stato mostrato che la HAART (Highly Active Anti Retroviral Therapy) non riesce a distruggere l'HIV, e che anzi causa un "effetto immuno-soppressore diretto"; e questo fatto implica che la HAART stessa può causare l'AIDS. Inoltre, v. Lauritsen & Duesberg (1990), Baratta (1995), è stato chiarito che causa l'AIDS anche l'AZT, che tra l'altro è incluso anche nella HAART; infatti, l'AZT distrugge tutte le cellule, sia malate che sane; i globuli rossi; il midollo osseo. 
Sulla base dei risultati scientifici ottenuti, oggi molti qualificati ricercatori hanno trovato che il cosiddetto "virus HIV" non svolge nessun ruolo nell'ambito della sindrome AIDS. Al riguardo, possiamo ricordare che esistono principalmente due filoni di ricerca: 
    (1) ammesso e non concesso che il "virus HIV"  esista, si trova che sarebbe comunque molto debole, e che quindi non può causare l'AIDS;
    (2) si dimostra che il "virus HIV" non è mai stato identificato, e che la sua esistenza non è mai stata provata. Si deve quindi ritenere che in realtà il virus HIV non esiste.
Nell'ambito del filone (1), si deve ricordare che i Proff. Peter Duesberg, Biologo Molecolare dell'Università di Berkeley, e Kary Mullis, Premio Nobel per la Chimica ed inventore della fondamentale PCR (Polimerase Chain Reaction), hanno chiarito che non esiste nessuna prova, nemmeno da parte di Luc Montagnier e di Robert Gallo, che l'HIV causi la sindrome AIDS: v. Duesberg & Mullis (1998). E questo fatto viene evidenziato anche da molti ricercatori qualificati, inclusi i Premi Nobel Walter Gilbert e Manfred Eigen. Duesberg ha anche trovato che sicuramente causano l'AIDS alcune droghe ed alcuni farmaci. Inoltre, Duesberg (1989) ha mostrato che il virus HIV (ammesso e non concesso che esista) non è patogeno, e che non è diverso dagli altri retrovirus, per i quali Weiss et al. (1985) hanno dimostrato la non-letalità. E Baratta (1998) ha mostrato che l'HIV non può avere nessun ruolo rilevante nell'eziologia dell' AIDS; infatti, ammesso (e non concesso) che lo abbia, diventa possibile evidenziare una serie di pesanti paradossi, che è sicuramente impossibile rimuovere. Citiamo al riguardo il paradosso dei tempi-scala; degli emofiliaci; dell'AIDS pediatrico; dell'età dell'HIV; della virulenza; dei lungosopravviventi; del rapporto casi AIDS/casi HIV+; dei farmaci anti-HIV; della Tanzania (il cosiddetto "epicentro dell'AIDS"); del paziente zero; del vaccino; della peste. 
Nell'ambito del filone (2), si deve ricordare che un campanello d'allarme è stato suonato già nel 1988 da Duesberg, quando egli constatò che l'HIV non rispettava i postulati di Koch, e nemmeno 6 regole fondamentali della virologia. Successivamente, il Dr. Ulrich Marcus (2001), portavoce ufficiale del Robert Koch Institute (RKI), che tra l'altro in Germania è l'istituto responsabile per l'AIDS, nell'ambito di un processo del Tribunale di Dortmund (sentenza del 15-1-01) ha dovuto rilasciare delle dichiarazioni giurate e presentare dei documenti, tra cui il documento del Parlamento (Bundestag) DS 12/8591, da cui risulta che sia Marcus stesso sia il Parlamento già nel 1994 erano a conoscenza del fatto che né Montagnier né Gallo avevano mai isolato un virus in connessione con la sindrome AIDS. Inoltre, il Perth Group, costituito dalla Dr.a Eleni Papadopulos-Eleopulos e da un gruppo di ricercatori del Royal Perth Hospital (Australia), ha esaminato il problema AIDS/HIV, anche considerando i test che al riguardo vengono effettuati (ELISA, Western-Blot, Viral-Load), v. Papadopulos et al. (1998), ed ha trovato che in realtà il retrovirus HIV non è stato mai isolato, e che la sua esistenza non è stata mai provata; che i test per i cosiddetti "anticorpi HIV" non provano l'esistenza di un'infezione HIV; che non è stato provato né che l'HIV causi immuno-deficienza (distruzione dei linfociti T4), né che il cosiddetto "genoma HIV" derivi da un retrovirus esogeno. né che l'HIV sia infettivo. Il Perth-Group ha fatto anche notare che Robert Gallo ha commesso un errore analogo a quello dell'HIV già alcuni anni fa, quando pretese di identificare il cosiddetto "retrovirus umano della leucemia", HL23V, a partire da alcuni anticorpi. Invece, si vide poi che quegli anticorpi venivano indotti da una grande varietà di stimoli, che non avevano niente a che vedere con i virus, e non si parlò più dell'HL23V. Analogamente, nel caso dei cosiddetti test per gli "anticorpi HIV", grazie ad oltre 60 lavori specialistici di oltre 100 ricercatori, è stato possibile dimostrare che esistono oltre 60 fattori diversi che causano dei falsi positivi. Pertanto, questi test risultano essere non specifici per l'HIV, e non permettono di rivelare una sua eventuale presenza, che comunque a tutt'oggi continua a restare soltanto ipotetica. 
Ancora più chiara e decisa è la linea di ricerca del virologo tedesco Stefan Lanka (1994), che ha mostrato che il virus HIV non esiste, e che i fenomeni che secondo alcuni indicherebbero la sua presenza in realtà hanno una spiegazione non-virale, essendo ad esempio artefatti delle procedure di laboratorio che vengono applicate alle culture. Lanka (1996) è riuscito poi ad ottenere un risultato più generale, mostrando che tutti i retrovirus sono finzioni, artefatti dovuti alle condizioni di laboratorio estremamente artificiali, che vengono invariabilmente utilizzate per trovarli. E questo risultato conferma la validità di quanto da me evidenziato già nel 1994, v. Baratta (1995), riguardo alla "fondamentale importanza di chiarire le metodologie di ricerca e di diagnostica, e di indicare gli errori di misura".

Bibliografia essenziale:

  • Aboulker J.P. et al. (Concorde Group) (1993) "The Lancet" 341: 889, 3 aprile 1993.

  • Agnoletto V. (2000) "La società dell'AIDS" (Baldini & Castoldi, Milano).

  • Baratta G. B. (1995) "Impegno Ospedaliero", v. 16 n. 1 p. 39.

  • Baratta G. B. (1998) "Associazione Medica", v. 8 n. 7 p. 2.

  • Bobbio A. (2001) "Italia Caritas", v. 34 n. 12 p. 20.

  • Bottaccioli F. (1998) "Vincere il cancro" (Red, Como).

  • Coluzzi M. (2003) ANL: "Medicina e Salute in Africa: una Sfida Globale".

  • Duesberg P. (1988) Science, 29 luglio 1988.

  • Duesberg P. (1989) PNAS 86: 755.

  • Duesberg P. & Mullis K. (foreword) (1998) "AIDS, il virus inventato" ("Inventing the AIDS Virus") (Baldini & Castoldi, Milano).

  • Lanka S. (1994) "Wechselwirkung", dicembre 1994, pp. 48-53.

  • Lanka S. (1996) "Continuum", luglio 1996.

  • Lauritsen J. & Duesberg P. (foreword) (1990) "Poison by Prescription: The AZT Story" (Asklepios Press, USA).

  • Marcus U. (2001) Documenti e testimonianze rese al Tribunale di Dortmund (sent. 15.1.01)

  • Meek J. (1998) "Rinforzare il sistema immunitario" (Red, Como).

  • Papadopulos-Eleopulos E. et al. (Perth Group) (1998) "12th World AIDS Conference".

  • Roitt I. M. (1986) "Compendio di immunologia" (Idelson, Roma).

  • Tovo P.A. (2000) "AIDS", v. 14 n. 6 p. 743.

  • Weiss P. et al. (1985) "Mol. Biol. of RNA Tumor viruses" (Cold Spring Harbor Press,   NY).
     

PROF. GIOVANNI BATTISTA BARATTA
Osservatorio Astronomico di Roma, Via Parco Mellini 84, 00136 Roma.
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